Tra paure del passato e bagliori del futuro

Alla fine quello che poteva sembrare un azzardo ha pagato i dividendi, almeno per questa volta. È stata premiata la scelta di Spalletti di inserire sin dal primo minuto il giovane Yann Karamoh nell’insidioso match casalingo contro il Bologna. Era un partita che doveva esser vinta per molteplici ragioni: per non entrare nella storia dal lato sbagliato (più lunga serie di partite non vinte nella nostra storia), per superare la Lazio (ed issarsi al terzo posto) e per ritrovare fiducia (e riprendere la marcia in vista del derby e del match casalingo contro il Napoli). E così è stato proprio grazie al giovane talentino francese che propizia il primo goal di Eder e segna la magnifica rete della vittoria a seguito di un delizioso dai-e-vai con l’ottimo Rafinha. Sia chiaro: non si è per nulla visto il calcio champagne e neppure anche solo la classica solida vittoria ma comunque i tre punti sono arrivati. I problemi di questa squadra (n.d.a. sia in termini di singoli con Miranda ed i croati ancora da mani nei capelli che di squadra con ancora troppi errori in fase di impostazione e di fluidità di gioco) usciti in questi ultimi due mesi sono ancora molto evidenti come pure la fragilità mentale degli individui che indossano la nostra maglia ma almeno non siamo qui a mangiarci le mani per un’eventuale ennesima occasione sprecata.

Il cammino resta ancora lunghissimo ed estremamente tortuoso ma vedere che in questa squadra ci sono giocatori giovani che hanno talento e voglia e che sanno sfruttare le occasioni che il mister concede loro è un qualcosa di molto soddisfacente ed in un certo senso anche rasserenante. Rafinha si è confermato poesia in movimento: ha ovviamente pochissimi minuti nelle gambe ma ogni volta che tocca palla si percepisce chiaramente che si tratta di giocatore di pulizia tecnica e classe superiore, fa cose che gli altri suoi compagni faticano ad immaginarsi (n.d.a. quelle cose che ormai San Siro aveva perso l’abitudine a vedere), più volte ha ricevuto passaggi più simili a lanci di sassi ed ha restituito rose senza spine. Inutile girarci attorno: l’ex Barcellona rappresenta la classica marcia in più dell’Inter per la sua capacità di creare e di andare oltre ai soliti cross dalle fasce. Karamoh è stato l’eroe della giornata: la sua capacità di entra in partita sin dal calcio d’inizio è stata decisiva, come pure sono stati rimarchevoli alcune sue progressioni che hanno lasciato sul posto i suoi avversari. Non si è mai appiattito alla mediocrità e con leggerezza ha sempre provato a creare qualcosa, magari sbagliando, ma è sempre stato propositivo: questo atteggiamento è oro per una squadra offensivamente stitica e monotona come la nostra.

Da ultimo chiudo con una riflessione negativa sui due croati: Brozovic dopo un discreto primo tempo ha giocato un secondo tempo insufficiente ed è uscito stizzito tra i fischi (n.d.a. caro Brozo, non bastano due o tre lampi decenti per meritarsi gli applausi di San Siro) come più una settimana fa. Il ragazzo forse va fermato per una domenica quando si gioca a San Siro. Perisic mi preoccupa: sembra abbiano rapito il suo talento, proprio come successe a 5 giocatori NBA nel celeberrimo film “Space Jam”. Chi è che va a riconquistare il suo talento?

 

 

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Laureato in giurisprudenza, appassionato di antichità greco-romana e medioevo. Interista passionale ed amante della NBA