Nella buona e nella cattiva sorte sola non la lascio mai. Inter, ma quanto ti amo?

Da quando ho ricordi nitidi siamo sempre stati protagonisti, nella buona e nella cattiva sorte: dalla vittoria della terza coppa Uefa all’ottavo posto della stagione 1998-1999; dall’umiliante beffa del 5 maggio alla semifinale di Champions League ingiustamente persa con il Milan per un pareggio a reti bianche; dai sei anni ininterrotti di successi con il magico Triplete ai deprimenti piazzamenti a metà classifica e senza coppe degli ultimi anni.

Che dire… emozioni da cardiopalma, gioie e dolori che solo gli Interfans innamorati veri possono accettare.

Sì, accettare, perché quando decidi di andare allo stadio, o accendere la TV, per guardare una squadra rassegnata, senza anima, che aspetta solo la fine della stagione per mettere fine a un incubo durato mesi, non vuol dire che sei un masochista ma solo che stai accettando un periodo nero che fa parte anche di te. Perché se siamo capaci di urlare di gioia insieme, insieme dobbiamo essere capaci di affrontare i periodi difficili, anche quelli più bui.
E noi in questo siamo maestri, chi può dire il contrario?

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Le ultime cinque stagioni sono state come un giro sulle montagne russe: un sali e scendi continuo fatto di illusioni iniziali e mazzate finali, calciomercato incluso.

Dopo una stagione fallimentare, la cui soluzione sembrava essere solo la totale rifondazione della squadra, eravamo di nuovo carichi per assistere a una campagna acquisti faraonica… ma nulla. Ed eccoci allora, pronti a incassare sfottò da bar e iniziare, da pessimisti cronici, una stagione da spettatori disinteressati.

Cinquanta, sessanta, settantamila spettatori disinteressati  ma con un amore che nelle difficoltà è diventato più forte. E adesso siamo lì, in alto, con uno stadio intero a spingere e sostenere a ogni partita la squadra. Senza contare le platee di ogni parte di Italia e del mondo.

Ci siamo riscoperti di colpo forti, compatti, grintosi. Abbiamo abbandonato parolacce e imprecazioni e siamo belli concentrati a tenere a bada le palpitazioni per una partita da protagonisti da portare a casa; pronti a boati liberatori di gioia per un gol o strilli smorzati per un tiro che si infrange sulla traversa.

Una sorpresa? No, perché noi avevamo solo bisogno di soffiare via la cenere che copriva i carboni ancora ardenti del nostro essere interisti dentro. Nulla di più. E nonostante le premesse poco felici abbiamo deciso di farlo subito, per essere sin da subito il dodicesimo uomo in campo!

Perché noi ci siamo sempre, nella buona e nella cattiva sorte! Perché noi, sola non lasciamo mai!

Autore

donatella.palese@libero.it'
Donatella Palese

Appassionata di Inter. Redattore di Interfans.org