Da un gruppo allo sbando ad una squadra in salute. Ecco cosa è cambiato in pochi mesi

L’Inter doveva approfittare della sconfitta del Napoli e lo ha fatto, travolgendo il Chievo Verona in casa per 5-0, dominando una partita dal primo all’ultimo minuto. I dubbi della vigilia sul centrocampo leggero, concetto che Spalletti ha voluto respingere con forza nel post partita, sono stati spazzati via da una prova sontuosa di Brozovic e Borja Valero, mentre Joao Mario non ha sfigurato pur non avendo brillato. Una squadra in salute, quindi, che conferma il processo di crescita iniziato a luglio, ma che conserva ancora dei difetti che, si spera, Luciano Spalletti sarà in grado di limare da qui a fine anno.

Ciò che colpisce maggiormente è la “dipendenza” della squadra dai goal di Mauro Icardi; sia ben chiaro, è normale che la prima punta sia quella che segna un maggior numero di reti rispetto al resto della squadra  ma guardando le statistiche, notiamo che su 33 goal segnati dall’Inter, 16 portano la sua firma, 7 quella di Ivan Perisic, Brozovic e Skriniar sono a quota 3 reti, mentre Eder, Borja Valero, Vecino e D’Ambrosio sono fermi a quota 1 goal. Se i primi 4 sono destinati ad una stagione soddisfacente dal punto di vista dei goal realizzati, è lecito invece aspettarsi qualche rete in più da parte di giocatori come Eder e Candreva, quest’ultimo ancora a quota zero goal stagionali.

Il secondo difetto che l’Inter ancora conserva è la coperta corta in panchina: i recuperi di Santon e Ranocchia procedono bene, specie quello del terzino ex Newcastle mentre per quanto riguarda il centrale umbro si dovrà attendere ancora qualche partita per sapere con certezza se sia finalmente una riserva affidabile, ma sulle fasce Dalbert e Cancelo non danno ancora quella sicurezza che Spalletti pretende dai suoi. A centrocampo tutto dipende da Brozovic e Joao Mario: il croato sembra sia stato rigenerato dal tecnico di Certaldo e dovrebbe lavorare sulla testa per abbandonare certi atteggiamenti in campo, ma il portoghese continua ad essere un corpo estraneo nello scacchiere nerazzurro. In attacco in attesa che Karamoh sbocci (quindi almeno un anno), Eder può sostituire sia Perisic che Icardi e Candreva ma il suo unico difetto cronico è la pochezza di reti segnate.

Cosa è cambiato in questi mesi? Partite come quelle di Crotone e Bologna sono un vago ricordo, l’Inter oggi può soffrire ma è in grado di colpire l’avversario nel suo momento migliore (vedi la partita contro il Cagliari). La vittoria nel derby è stata la chiave che ha portato i nerazzurri a migliorare di partita in partita ed ora possiamo contare su una difesa che concede pochi goal (10 finora, al pari di Napoli e Roma), un Skriniar che si sta scoprendo goleador, un centrocampo che con Borja Valero, Gagliardini e Vecino garantisce copertura e supporto per gli attaccanti, può contare su un Candreva non più monotono sulla fascia destra bensì su un esterno in grado sì di crossare, ma anche rendersi pericoloso con accentramenti e tiri, compresi quelli dalla distanza, nei quali l’Inter purtroppo non può contare su molti specialisti.

Che dire, infine, di Mauro Icardi? Lui è l’emblema della crescita della squadra. Spalletti lo ha trasformato in una prima punta completa, in grado di uscire dall’area per lanciare in rete i compagni, ripiegare in difesa quando la squadra è in difficoltà e, cosa non secondaria, il numero di goal: mai, infatti, era riuscito a raggiungere quota 16 reti in poco più di 3 mesi. E‘ ragionevole supporre che, con questa media e tenendo conto delle partite in cui rimarrà a secco, l’argentino possa vincere il titolo di capocannoniere con circa una trentina di goal.

Questa metamorfosi è sufficiente per lottare per lo scudetto? L’andamento attuale può far sognare alcuni tifosi, ma una risposta certa la si potrà avere tra 2-3 mesi, quando Napoli, Roma e Juventus riprenderanno i rispettivi impegni europei, la maturazione dell’Inter sarà completa e la classifica sarà virtualmente definita. Nel frattempo, non possiamo che goderci questo piccolo miracolo compiuto da Spalletti.

 

Autore

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Angelo Mandarano

Laureato in lingue per la mediazione linguistica, amante di storia e letteratura cinese.
Interista grazie a mio padre, sogno di vedere un’Inter leggendaria come quella di Mourinho.