Editoriale – Fine della tournée asiatica: Borja e Skriniar convincono, ma manca ancora qualcosa

Termina con un successo per 2-1 sul Chelsea di Antonio Conte la tournée asiatica dell’Inter. Il bilancio finale sorride ampiamente ai ragazzi di Luciano Spalletti, che chiudono con tre vittorie e un pareggio contro avversari di livello come Schalke 04, Lione, Bayern Monaco e, appunto, Chelsea. Tralasciando per un momento i risultati, il tecnico di Certaldo può ora tracciare un primo resoconto di questo inizio di avventura in nerazzurro: tante le note positive, tra giocatori che si sono subito messi in mostra e altri che hanno dimostrato la volontà di voltare pagina dopo le ultime, opache, prestazioni, ma anche difetti cronici su cui c’è ancora molto da lavorare e lacune all’interno della rosa.

La prima cosa che balza agli occhi è sicuramente l’impatto avuto da Spalletti sulla squadra: i nerazzurri giocano il pallone, pressano alti, restano molto corti tra i reparti. E di questo ne beneficia la fase difensiva: non è un caso se l’Inter ha subito solamente due reti in quattro gare (uno solo, se vogliamo togliere il clamoroso autogol realizzato da Kondogbia contro il Chelsea…). Una solidità difensiva fondamentale per un squadra che vuole puntare in alto, e che come simboli la coppia Miranda-Skriniar. Il brasiliano sembra tornato sui suoi standard, dopo una stagione troppo altalenante: solido, concentrato e finalmente leader del reparto. Lo slovacco, invece, è stato una delle sorprese di questa tournée: appena arrivato l’ex Sampdoria non ha mostrato alcun timore contro avversari di livello, e si è inserito alla grande in un reparto che ha bisogno di maggior durezza e meno fronzoli. Le premesse sono buone, e i due possono comporre una coppia difensiva solida e affidabile. Alle loro spalle scalpita Murillo, pronto a mettersi a disposizione di Spalletti anche nel ruolo di terzino destro.

Un’Inter solida, che gestisce il pallone con calma e raziocinio: motivo della svolta? L’arrivo in nerazzurro di Borja Valero. Un acquisto passato in secondo piano, accolto con scetticismo da critica e tifosi, ma che ha dimostrato fin da subito la sua classe e la sua personalità. Lo spagnolo si è subito preso il centrocampo dell’Inter, detta i tempi della manovra, recupera palloni, non ha paura di andare a prendersi il pallone e sa far giocare bene chi gli sta accanto: innesto azzeccato, la squadra di Spalletti ha trovato un nuovo leader in mezzo al campo.

L’ex tecnico della Roma sembra aver dato una scossa a diversi giocatori, primo su tutti Joao Mario, pronto a diventare quel giocatore in grado di spaccare le partite con le sue incursioni “alla Nainggolan”, e pure il tanto chiacchierato Perisic potrà (nel caso in cui rimanesse a Milano) trarre giovamento dall’arrivo in panchina di Spalletti, uno che è sempre riuscito ad ottenere il meglio dagli esterni offensivi a sua disposizione (da Salah a Perotti, tornando indietro fino a Taddei e Mancini).

Inter “guarita” e pronta a recitare un ruolo da protagonista? Non ancora. I nerazzurri hanno mostrato ancora diversi difetti in queste gare, problemi da risolvere in fretta se si vuole tornare grandi. In primis, la squadra mostra ancora quella propensione a rilassarsi troppo facilmente nei momenti cruciali dei match, come sottolineato più volte dallo stesso allenatore interista: disattenzioni che possono costare caro quando ci saranno in palio i tre punti, rilassamenti che non potranno essere concessi. Serve intensità per tutti i 90 minuti, e Spalletti lo sa bene. Inoltre appare evidente che c’è ancora qualcosa da fare a livello di organico: l’Inter ha una base importante, ma su un ruolo in particolare bisogna intervenire, ed è quello degli esterni difensivi. La dirigenza lo sa, a breve si dovrebbe chiudere per Dalbert, con la speranza che il brasiliano del Nizza possa risolvere l’annoso problema del terzino sinistro. C’è ancora tempo, le premesse non sono male, ma la nuova Inter di Spalletti ha tutte le intenzioni di tornare in alto.

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FcInter
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